Ma come la staffetta?

Se Matteo Renzi diventa Premier al posto di Enrico Letta senza passare dal via, compiendo la più classica delle manovre di palazzo, sarà la fine del Partito Democratico. Non avrei commentato oltre perché spesso notizie del genere sono speculazioni che vengono fatte proprie dai giornali in periodi di stanca. Ma il brusio attorno a questa operazione comincia a farsi sempre più insistente e persino giornali molto vicini all’attuale segretario del PD – come Europa – cominciano a riflettere sulla faccenda. Ovviamente le voci e i retroscena si inseguono, ma nessuno sta smentendo. Anzi, qualcuno ipotizza già la presenza di una lista ministri. Ecco. Una cosa del genere sarebbe dannosissima per il Partito Democratico che perderebbe ancora più voti, aprendo praterie al Movimento 5 Stelle, rinunciando definitivamente al ruolo che idealmente avrebbe dovuto rappresentare (il grande partito progressista) e mettendo molti dei suoi iscritti e militanti in estrema difficoltà. Perché il grande lavoro che si sta facendo dal basso, nei territori, in quei fantomatici circoli che si vogliono aperti proprio perché i partiti devono vivere e lavorare nella vita di tutti i giorni e in mezzo ai problemi della gente, verrebbe reso inutile da un evidentissimo scollamento. A quel punto, nessuno, nemmeno il più entusiasta esegeta del Partito Democratico, potrebbe difendere il partito dicendo che no, non siamo uguali a tutti gli altri.

In più, la manovra di palazzo, potrebbe essere dannosissima per lo stesso Matteo Renzi. Prima di tutto perché non puoi fondare il tuo pieno capitale politico sul consenso popolare, sull’idea che “gli avversari vanno sconfitti politicamente, non nelle aule di tribunale” e poi arrivare a un premierato (che ha tutte le carte in regola per ottenere legittimamente) nelle maniere solite. Va bene cambiare verso, ma così sarebbe un po’ troppo. Inoltre, leggendo Claudio Cerasa, emergerebbe uno scenario inquietante:

I numeri di Renzi (attendibili?) dicono che un “governo Leopolda” al Senato, dove la maggioranza è ballerina, raggiungerebbe una quota superiore a quella incassata oggi dal governo Letta-Alfano. E mettendo insieme il Pd (108 senatori), il Nuovo centrodestra (31 senatori), Scelta civica (8 senatori compreso Mario Monti), i gruppi guidati da Mauro e Casini (12 senatori), il gruppo misto (14 senatori), Gal (11 senatori), i grillini in uscita dal Cinque stelle (dovrebbero essere sei), una parte di voti che dovrebbe arrivare da Sel (Vendola a Palazzo Madama ha sette senatori, molti di questi, quelli più vicini a Gennaro Migliore, sono desiderosi di dare l’ok a un governo Renzi) i numeri dicono che un tale “governo Leopolda” avrebbe una maggioranza più ampia rispetto a quello di Letta: 194 contro 174 (i renziani assicurano che nonostante i tatticismi anche gli alfaniani sono pronti a sostenere un esecutivo guidato dal sindaco, consapevoli che la staffetta darebbe la possibilità al governo di avere un orizzonte temporale più duraturo). Aggiungete a questo il fatto che Renzi è convinto di poter garantire a Napolitano anche i voti di Forza Italia per l’approvazione delle riforme costituzionali – voti che Forza Italia concederebbe a Renzi anche per il solo gusto di vedere Renzi entrare a Palazzo Chigi, e lì farlo rosolare con cura – e si capisce perché il Rottamatore sia sicuro di avere i numeri per sostituire Enrico Letta a Palazzo Chigi.

Mi chiedo che senso abbia. Che senso ha continuare lo schema delle “larghe intese” – che ormai sono “lunghe” ed “estese” – considerando che da mesi si afferma che con certa gente le riforme non le puoi fare. Mi chiedo che senso ha continuare ad inseguire il fantomatico “grande centro”, continuare con un’alleanza che non ci appartiene – e so che molti renziani la pensano esattamente così – mentre a sinistra c’è tutto un modo, tutta una società, che guarda a questo spettacolo allibita e si chiede se troverà mai un senso in tutta questa storia. Mi chiedo che senso abbia continuare a lavorare sistematicamente per allontanare la politica dai giovani, dagli entusiasti, da chi vuole veramente lavorare e sacrificare il proprio tempo per cambiare questo paese. E, soprattutto, mi chiedo come possa essere questa la logica di un politico che, nel bene e nel male (e sapete come io non l’abbia certo supportato l’8 dicembre), ha sempre puntato sul ritorno dell’entusiasmo come motore del cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Senza dimenticare un altro aspetto, che pochi stanno considerando: la maggioranza del Partito Democratico che siede in parlamento in questo momento risponde alle logiche delle vecchie primarie. Insomma, per quanto possa sembrare paradossale, Renzi rischia di essere straniero a casa sua.

Le elezioni vanno vinte. Punto. Questa volta non c’è davvero alternativa (ironico, no?). E Matteo Renzi, in questo caso, è “vittima” della sua stessa retorica della vittoria come arma di legittimazione. Se proprio lui si comportasse come un navigato politico da Prima Repubblica rischierebbe di lanciare un boomerang devastante. Soprattutto per i consensi che alcuni esponenti del Partito Democratico stanno faticosamente cercando di recuperare a sinistra. Mi rendo conto che tornare a votare senza la legge elettorale possa rappresentare un rischio, ma cosa è peggio? Fare il passo più lungo della gamba oggi per poi cadere rovinosamente domani? Ho paura che la politica e il governo del paese – per quanto sia affascinante la retorica della sfida da raccogliere e del coraggio – non siano proprio i contesti più adatti per cui “it’s better to burn out than to fade away”.

Leggo anche della possibilità che Renzi prenda il premierato solo per far approvare la riforma elettorale e poi faccia esplodere la maggioranza spingendo Napolitano a sciogliere le camere. Ma a questo punto potrebbe bastare lo schema di cui scriveva Luca Sofri ieri: “Napolitano prende atto, condivide, ringrazia, ordina al parlamento che si approvi la legge elettorale rapidamente e poi scioglie le camere.”

Matteo Renzi deve ricordarsi una cosa: ha una responsabilità. Quella di far vincere finalmente un popolo e un elettorato che ha vissuto come uno psicodramma collettivo il fatto di non essere mai riuscito – e per mai intendo proprio mai mai mai – a vincere un’elezione in maniera chiara, limpida, cristallina. Il popolo della sinistra (diventato via via sempre più centro-qualcosa) non ha mai superato questo scoglio. E molti hanno votato il segretario anche se non convinti. Proprio perché con lui “si vince”. Se pure Renzi viene meno a rispettare il cambiamento che si è imposto di rappresentare, sarà davvero la dimostrazione che tutto quello che stiamo vivendo in questi mesi non è il cambiamento di cui abbiamo bisogno, ma quello che ci meritiamo.

Annunci

Un pensiero su “Ma come la staffetta?

  1. Pingback: Matteo, anche no | Sutasinanta

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...