Politica R&R: affinità e divergenze tra Pippo Civati e Noel Gallagher

[disclaimer – Il titolo è uno specchietto per le allodole. Non è un paragone tra Civati e Noel Gallagher, ma semplicemente il tentativo di spiegare il funzionamento delle logiche di un partito politico attraverso le logiche di funzionamento di una band. Ci sono vari tipo di leadership, vari tipi di gruppi e diversi modi per vivere all’interno di un ecosistema complesso con infinite variabili.]

Quando Pippo Civati ha deciso, suo malgrado, di votare la fiducia al governo Renzi e restare nel Partito Democratico – dopo una settimana di grande disagio e travaglio conclusa nell’assemblea pubblica di Bologna – si è alzato un grande coro di stupore: “Ma come?”. È stata una decisione discussa e controversa. Si è cercato di spiegare la faccenda in lungo e in largo. Ma evidentemente ci sono proprio dei problemi nel comunicare faccende del genere – che sono per di più noiosissime logiche di partito – a chi è fuori, bontà sua, da queste pratiche. “Vi lamentate tanto delle epurazioni del MoVimento 5 Stelle”, dicono, “e poi rimanete lì dentro per paura di essere mandati via? Ma allora è vero che non sapete decidervi! Ma allora è vero che siete tutti uguali! Ma allora è vero che tenete solo alla poltrona! Ma allora è vero che siete senza palle!”.

Condividendo la scelta di Civati di continuare a fare politica nel Partito Democratico, mi sembra giusto cercare di spiegare nella maniera più pop possibile ciò che è successo. E perché non si possa avvicinare quello che sarebbe stato un allontanamento volontario dello stesso Civati in caso di una non-fiducia al governo Renzi (che, sia detto, è secondo me un governo che nasce sotto i peggiori auspici) e le epurazioni del M5S. Non voglio convincere nessuno, ma dal momento che anche acuti osservatori degli italici costumi stanno avendo difficoltà a capire come mai ogni tanto vada rispettata quella che in termini da Prima Repubblica chiameremmo “disciplina di partito”, mi sembra giusto tornare ancora su una questione per certi versi già vecchia.

È fondamentale sottolineare che se Civati non avesse votato la fiducia (e non parlo di astensione, già sperimentata con il Governo Letta), non sarebbe stato mandato via, ma si sarebbe allontanato lui. Di sua spontanea volontà. Perché? Spiegare questa cosa in termini puramente politici – una discussione negli organi dirigenti dove una linea è stata votata ad ampia maggioranza – non è sempre perfettamente comprensibile, ne convengo. Proviamo con un parallelo che conosciamo tutti molto meglio: le band.

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