Barcellona, cuore dell’indie

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Questo è il mio report del Primavera Sound 2014 pubblicato su l’Unità. E’ uscito domenica 15 giugno.

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Considerazioni a caldo sul Primavera Sound 2014

Qualche tempo fa avevo scatenato una interessante discussione sul mio profilo Facebook sulla questione della perdita della centralità della musica. Non era un discorso trombone alla AssanteCastaldo & co., anche se partivo da riflessioni loro (feat. Luca Valtorta) pubblicate su Repubblica. Era più relativo al fatto che, anno dopo anno, concerto dopo concerto, disco dopo disco, festival dopo festival, emergeva una mancanza: la mancanza di un qualcosa di davvero nostro, della real thing di questi anni. Che parlasse – o descrivesse – di come ci si sente a essere venti o trentenni negli anni Dieci. E dell’effetto che fa sentirsi tutti accomunati da un linguaggio, uno spirito, una canzone. Mancava anche se non mancavano grandissimi artisti e grandissime band (e di esempi potremo farne tantissimi, ma penso anche a Arcade Fire, LCD Soundsystem, National, Bon Iver, Broken Social Scene, etc.). Ma per certi versi c’era qualcosa che mancava. Non riesco ancora a capire cosa e non è semplicemente una questione di stile, genere e attitudine. C’è qualcos’altro. Qualcosa che queste band non hanno (o non hanno a quel livello) e che invece ho avuto la ‘terza’ conferma ieri quando è finito il concerto dei Cloud Nothings. Per certi versi credo sia un po’ la nostra real thing, questa. Come se avessimo solo avuto bisogno di una Stay Useless, di una Wasted Days o di una I’m not part of me e non lo sapevamo.

Per il resto è stato un Primavera Sound che fino alla fine sembrava essere in tono minore, vissuto male (ma forse era la stanchezza da campagna elettorale), ma invece no. Perché ci sono amici vecchi, nuovi e nuovissimi con cui ritrovare il senso del fare le cose e viverle assieme. Perché when in trouble, go Superchunk. Perché alla fine anche se Reflektor non mi piace e non mi piacerà mai Wake Up è comunque una di quelle canzoni che mi mancava da urlare tutti insieme. Perché alla fine non legherò più il ricordo di Souvlaki agli ascolti in giro per la Cina. Perché forse non ci sono state tante scoperte quest’anno ma ho avuto la conferma di un’altra band che mi piace tantissimo (i War on Drugs). Perché le persone le ritrovi sempre, ed è sempre bello quando senti che è così. Perché dormire per terra, mangiare quando capita, farsi la doccia fredda, pausa-dai-social-ma-mica-tanto. E alla fine l’unico rammarico che ho è di non avere visto i Pizza Underground. Perché non era possibile che un gruppo capace di mettere assieme i Velvet Underground e la pizza non potesse essere meraviglioso.