Un’ora in meno a San Salvario

Infine è ufficiale. Per risolvere i problemi della movida dell’area di San Salvario, il sindaco di Torino, Piero Fassino ha deciso di far chiudere i locali un’ora prima: alle 2 di notte. Il provvedimento segue la rivelazione del farmacista di via Berthollet (arteria centrale della vita notturna del quartiere), che ammette che “per stare tranquillo” deve ricorrere alla protezione del pusher. Al di là del problema, sicuramente da non sottovalutare, restano diversi vizi di forma in tutta la faccenda. Prima di tutto il sensazionalismo dei giornali. Quando sbatti il mostro in prima pagina, crei un effetto valanga le cui conseguenze non puoi controllare. Ovvio che uno cerca di raccattere lettori come meglio può, ma far passare l’idea che San Salvario sia una sorta di porto franco in cui regna l’illegalità – sull’onda dell’infelice equazione di un anno fa con Scampia – non è solo allarmismo, è semplicemente una falsità. Poi, c’è la questione della miopia. La vita del quartiere – l’ho già scritto proponendo una riflessione articolata sulla questione della comunità locale – è un ecosistema complesso, non possiamo pensare all’equazione facile per cui i “locali” sono portatori di “spaccio” e “perdizione”. Semmai, i locali sono attività commerciali private che fanno un servizio per la comunità (magari migliorabile) occupando il marciapiede, illuminando la strada. E mi sembra abbastanza ovvio che un marciapiede in cui c’è della gente e in cui c’è della vita è un marciapiede più sicuro di uno in cui non c’è nessuno.

La miopia generale dell’amministrazione, a riguardo, suggerisce la mancanza di volontà di osservare il probelma dal punto di vista politico, culturale e sociale. Alcune questioni relative ai locali possono essere ridiscusse (rimando sempre al post di sopra), ma bisogna pensare a quello che ancora manca, a San Salvario, e che potrebbe rappresentare una svolta decisiva rispetto ai problemi di legalità denunciati dal farmacista (magari facendolo prima che i prezzi delle case crollino ulteriormente perché “a San Salvario si paga il pizzo”, e poi chi li sente i comitati di quartiere? #sischerza ma nemmeno troppo): il rilancio del commercio diurno. San Salvario di giorno è deserta per davvero. E non mi si dica che i problemi relativi alla piccola delinquenza esistono solo di notte. Non riesco proprio a capire la logica per cui si punta a tenere la gente lontana dalle strade, chiusa in casa. E non riesco nemmeno a capire la logica di un comportamento così ostinatamente enti-economico. Banalmente, chi compenserà i locali di un’ora di mancati introiti? Chi compensare i baristi, i camerieri, i buttafuori di quell’ora di compenso in meno? E soprattutto, in quell’ora risparmiata, come si controllerà il deflusso? Anche i delinquenti e spacciatori vanno a dormire un’ora prima?

Non vorrei far parte del sublime Partito Benaltrista, ma qui ci vuole davvero un’altra politica.

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2 pensieri su “Un’ora in meno a San Salvario

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