Sacralizzare il presente

Uno dei tratti distintivi di questo periodo storico è il suo autodefinirsi come un periodo storico ‘complesso’, in relazione a un non meglio imprecisato passato molto più ‘semplice’ da elaborare. E’ una costante di molti dibattiti, ma è un concetto predominante del dibattito politico. Molto curioso. Da un lato, perché ho come l’impressione che la ‘banalizzazione’ e il ‘riduzionismo’ siano tratti distintivi di questo periodo storico. Dall’altro, perché tendendo a vedere un solo eterno presente perpetuo, si tende a giustificarsi dicendo che il presente perpetuo è difficile, stratificato e impossibile da spiegare attraverso le cosiddette categorie tradizionali. Insomma, il passato è una terra molto lontana e molto ‘facile’. Ecco, vorrei far notare la contraddizione. C’è una sorta di «centralità dell’individuo del tempo presente» anche in questo: ovvero la tendenza a considerare il tempo in cui si sta vivendo come il tempo centrale. Ed è una cosa naturale, ci mancherebbe. Solo non veniteci a raccontare che il nostro è complicato perché sì mentre il passato non è complicato perché no. O meglio, non facciamo a gara a chi sta vivendo il tempo più complicato perché altrimenti perderemmo su tutta la linea. Se il passato ci appare come una cosa vagamente più chiara – ma spesso il concetto di chiarezza va messo in discussione dalla prospettiva storica e dalla lente attraverso cui si guarda tutto – è solo perché ci sono state persone che si sono spaccate la testa per capire le contraddizioni dei vari tempi in cui hanno vissuto e hanno tentato di spiegarle, e poi ci sono gli storici, e così via. Questo per dire che anche il dibattito politico dovrebbe essere un po’ più laico e smetterla di considerare il nostro tempo come l’unico dove succedono avvenimenti che non possiamo interpretare attraverso categorie tradizionali. A me, per dire, sembra tanto una scusa per negare il conflitto, per negare le contraddizioni e per negare un ragionamento serio sull’identità in rinnovamento delle tanto vituperate categorie tradizionali (e siamo sempre lì: destra/sinistra, progresso/conservazione, comunità/individuo). E poi mi sembra un ragionamento molto miope: il tempo complesso viene risolto attraverso riduzionismo e ‘soluzionismo’, come se il groviglio lo si potesse risolvere solo con scosse telluriche permanenti. Forse dovremmo smetterla di sacralizzare il tempo presente. Non per sostituirlo con una ‘retromania’ politica – che pure c’è: resta da capire dove finisce la nostalgia e dove inizia il ‘patrimonio’ – ma con un approccio più laico. Ogni tempo ha le sue sfide. Che poi, e forse qui pecco io di riduzionismo, sono sempre le stesse: costruire un mondo più uguale e più giusto di quello che abbiamo trovato secondo la nostra idea di mondo. Ogni tempo è complicato, contraddittorio, affastellato. Se vogliamo, il nostro è addirittura più semplice degli altri perché è tutto sotto i nostri occhi.

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