Opinione pubblica liquida

Da qualche giorno a questa parte, il tono degli editorialisti nei confronti del Governo e del Presidente del Consiglio è cambiato notevolmente. E non stiamo parlando di fogli residuali, ma alcuni tra gli organi più pervasivi e potenti del paese. Solo nell’ultima settimana se ne contano alcuni di particolarmente significativi. Si comincia con un editoriale di Eugenio Scalfari su Repubblica, si continua con Antonio Polito sul Corriere della Sera, si finisce su Luca Ricolfi su La Stampa. Posto che qui nessuno è felice perché il paese va male (e il tono dei commenti di qualche giorno fa su gufi sciacalli era quanto di più pericoloso si possa leggere in giro per quanto concerne la qualità del dibattito anche perché provenienti da esponenti di assoluto rilievo del Partito Democratico), dal momento che gli stessi giornali, mesi fa, avevano salutato in maniera pressoché trionfale l’emergere della new wave politica, salendo pericolosamente sul già affollatissimo carro del vincitore, non so che cosa mi spaventa di più: la faciloneria analitica di chi vuole spiegarti le cose perché sì o la capacità di cambiare – per davvero – verso una volta che le cose non vanno come previste.

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