Il valore di una vita, a Ferguson

C’è una cosa che mi lascia sconvolto – più di tutto il resto, intendo – rispetto a quello che sta succedendo a Ferguson (St. Louis, Missouri). Ed è il fatto che la polizia, non paga di aver assediato il quartiere – dando quindi l’idea di una sorta di controllo razziale – con un’attrezzatura che, per citare il New York Times, è più adatta a difendere una zona di Guerra di Baghdad che non un sobborgo americano (armi d’assalto e veicoli corazzati inclusi: la militarizzazione della polizia come grande eredità dell’era Bush), e non soddisfatta di ricevere l’aiuto della Guardia Nazionale – che è una ‘forza di occupazione’ (cit. Pagina 99) che porterà soldati a ogni angolo della strada che per la storia americana vuol dire principalmente Kent State University 1970 – ha ritenuto necessario divulgare alcune informazioni sul fatto che Michael Brown fosse colpevole di aver rubato una scatola di sigari. Già. Una scatola di sigari. A parte che ci sono fonti certe che ci informano che la colluttazione tra Brown e l’agente non ha niente a che fare con questo furto (sempre New York Times), e a parte il fatto che questo furto non dovrebbe portare in nessun caso all’avere una pistola puntata addosso, volete sapere quanto era il valore commerciale di questa scatola? Volete sapere quanto la polizia – a posteriori – ha ritenuto necessario ‘mercificare’ la vita di Michael Brown? 49 dollari.
 
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