Si parla del Diciannovesimo secolo, eh!

[…] nasce in quel momento la forma politica del bonapartismo, nella quale un leader carismatico capace di gestire la psicologia delle folle si pone in rapporto diretto con le masse e si fa rappresentate della nazione «al di sopra delle parti» e delle lotte egoistiche di partito. Perseguitando i partiti socialisti e i sindacati, imponenti leggi elettorali di tipo uninominale, assicurandosi il monopolio dei mezzi di comunicazione, questo leader riesce a decapitare le classi popolari togliendo loro ogni autonomia politica e può perciò guardare al suffragio universale come a un’arma di conservazione del potere, avendone disinnescato ogni potenzialità eversiva. Eletto plebiscitariamente, egli concentra nelle proprie mani una forza politica senza precedenti, ben maggiore di quella del vecchio sovrano assoluto, e ne approfitta sbilanciando l’equilibrio dei poteri a favore dell’esecutivo e restringendo al minimo gli spazi del parlamentarismo.

(Stefano G. AzzaraDemocrazia Cercasi, Imprimatur, 2014, pp. 102-103)

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