La più grande recensione di tutti i tempi per il più grande disco di tutti i tempi.

What Astral Weeks deals in are not facts but truths. Astral Weeks, insofar as it can be pinned down, is a record about people stunned by life, completely overwhelmed, stalled in their skins, their ages and selves, paralyzed by the enormity of what in one moment of vision they can comprehend. It is a precious and terrible gift, born of a terrible truth, because what they see is both infinitely beautiful and terminally horrifying: the unlimited human ability to create or destroy, according to whim. It’s no Eastern mystic or psychedelic vision of the emerald beyond, nor is it some Baudelairean perception of the beauty of sleaze and grotesquerie. Maybe what it boiled down to is one moment’s knowledge of the miracle of life, with its inevitable concomitant, a vertiginous glimpse of the capacity to be hurt, and the capacity to inflict that hurt.

Così scrisse nel 1979 Lester Bangs su Astral Weeks, il disco di Van Morrison del 1967 che di fatto rappresenta uno dei punti cardinali della musica e della cultura pop del XX Secolo. Uno di quei dischi che quando ascolti e ‘capisci’, non puoi più tornare indietro. Il pezzo è fantastico. Ed è una di quelle cose che quando leggi pensi che non si dovrebbe più scrivere di musica da nessuna parte, e a nessuna latitudine.

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