La morte. L’abiezione. Da Rivette a Mango.

Riguardo al proliferare di condivisioni del video della morte di Mango, e del fatto che certi siti come l’Huffington Post abbiano addirittura pubblicato la fonte spingendo la gente a cliccare avete già detto tutto voi. Io mi permetto di aggiungere le parole che scrisse Jacques Rivette a proposito di Kapò di Gillo Pontecorvo nel 1961 sui Cahiers du Cinéma. Che, come spesso succede, non c’entra ma c’entra.

Guardate, tuttavia in Kapò, l’inquadratura in cui Emmanuelle Riva si suicida, gettandosi sulla recinzione elettrificata; l’uomo che decida, a questo punto, di fare una carrellata in avanti per riprendere il cadavere dal basso verso l’alto, premurandosi d’inscrivere esattamente la mano alzata in un angolo dell’inquadratura finale, quest’uomo non ha diritto che al più profondo disprezzo. […] Ci sono cose che non devono essere affrontate che nel timore e nel brivido; la morte è una di quelle, senza dubbio; e come, nel momento di filmare una cosa così misteriosa, non sentirsi un impostore? Andrebbe meglio in tutti i casi porsi la questione e includere questa domanda, in qualche modo, in ciò che si filma: ma è proprio del dubbio che Pontecorvo e i suoi simili sono più sprovvisti.

Questa riflessione ha generato una grande discussione sul mio profilo Facebook. Se interessati a leggere cosa sta succedendo, cliccate qui.

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