Non è il web che genera violenza? #ForzaEmma

Qualche mese fa l’Unità – ve la ricordate? – pubblicò un mio commento sulla questione degli insulti online a Pierluigi Bersani alla notizia del suo malore. Ero un giovane ottimista. Credevo che grazie a un lavoro virtuoso e paziente di alfabetizzazione digitale Internet potesse passare da essere luogo dello scontro verbale a luogo di dialogo costruttivo. Forse anche questa mia speranza deve essere messa nel cassetto, almeno per il momento. Se non altro perché alla notizia del tumore di Emma Bonino, i commenti che si sono letti in giro (e che vengono raccolti da pagine ad hoc che pubblicano resoconti come questo qui), sono stati dello stesso tono se non addirittura peggiori. Quello che nella realtà è un bellissimo messaggio di forza e combattività («Non sono intenzionata ad interrompere le mie attività perché da una passione politica non ci si può dimettere […] io non sono il mio tumore e voi neppure siete la vostra malattia, dobbiamo solamente pensare che siamo persone che affrontano una sfida che è capitata»), è stato letto come un messaggio di ostinato «attaccamento alla poltrona», una solita stortura cognitiva che vede nel politico la personificazione del male assoluto e non una persona che vive, ama, odia, si ammala, sbaglia e muore. Come tutti.

Insomma, accuse violentissime, orrendi messaggi in cui ci si augura la morte di lei e quelli come lei, facendo davvero di tutta l’erba un fascio. E sono messaggi che stridono ancora di più in giorni come questi in cui tutta Europa si è schierata a favore dell’apertura, della tolleranza e del rifiuto della violenza. Ecco. La violenza, anche verbale. E non è la questione del rifiuto dello scontro (anzi, la negazione del conflitto sociale è stata la grande procedura che ha fatto perdere alla Sinistra parte della sua identità, ma non è questo il punto, qui). È la questione di un livello che vogliamo dare al nostro dibattito e alla nostra vita pubblica. E anche di come sono percepiti i politici – tutti i politici… – e come spesso si sia tutti molto più responsabile di quanto si pensi ad alimentare questa caotica gazzarra. Forse dobbiamo mettere da parte i nostri buoni propositi e capire che fino a quando vediamo la violenza negli occhi degli altri non riusciremo mai a vedere quella che vomitiamo a getto continuo senza nemmeno chiederci l’effetto che fa. Le parole sono importanti – diceva qual tale – e hanno conseguenze. Anche quando sembrano incorporee.

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