Le parole sono importanti. Non fate convegni, fate comizi contro le maree. #ugualidiritti

Lo sapete come funzionano i convegni, no? Ci sono i saluti istituzionali. Si espongono le varie relazioni, i vari punti di vista, si ascolta, si discute. E infine arrivano le conclusioni. Tutto molto ‘pacato’, perché alla fine quello che conta e cercare di fare una sintesi tra le varie posizioni, portare avanti i lavori (e infatti queste giornate vengono inaugurate dall’«apertura dei lavori», e non è una parola casuale). E si fanno perché un tema merita di essere analizzato, sviscerato, rivendicato. Ecco, un convegno è una cosa. Altra cosa è il comizio ‘a tesi’ fatto solo per attaccare e per vellicare i bassi istinti del tuo pubblico di riferimento.

Oggi a Milano, come sapete, si è svolte un sedicente ‘convegno’ sull’altrettanto sedicente ‘famiglia tradizionale’. Presenti Mario Adinolfi, Costanza Miriano (autrice di Sposati e sii sottomessa) e Roberto Maroni. Tra il pubblico, inoltre, il ministro Maurizio Lupi. Nei filmati che ho visto ho potuto notare che la situazione di convegno e di studio non aveva niente. Si saliva sul palco, si sbraitava, si declamavano verità assolute ad uso e consumo dell’applauso da tifoso, del coro da stadio. Si creava, insomma, un clima da torcida. Un clima che permette al presidente della Regione Lombardia, invitato per le conclusioni, ad affermare: «non mi faccio intimidire da quattro pirla» (tra quei quattro pirla, tra l’altro, c’ero anche io: ed eravamo un po’ più di quattro), e di chiedere che questo ‘tavolo di lavoro’ diventi un «forum permanente». Come se la Regione Lombardia fosse davvero convinta che esista un solo tipo di famiglia, e che tutto il resto non è solo contro-natura, ma è addirittura un pericolo conclamato e oggettivo all’ordine pubblico. Inoltre, spesso ai convegni c’è il ‘question time’, dove le persone che magari non sono d’accordo prendono parola e chiedono ragione di alcune cose. Si chiama discussione. E spesso la discussione serve a far avanzare il dibattito, perché arricchisce. Ecco, oggi sul palco pare sia salito un ragazzo di 22 anni, presente in quanto cattolico, che ha preso la parola affermando che questo attacco è pretestuoso perché, molto banalmente, gli stessi genitori lì presenti non sapevano ancora se il loro stesso figlio fosse o meno omosessuale. Ovviamente è stato allontanato. Nemmeno troppo gentilmente.

Insomma, voi siete liberi di fare e dire quello che volete. Ma dovete farlo prendendovi la vostra responsabilità. Non chiamando convegno quello che in realtà è un comizio politico senza possibilità di dialogo. Non mettendo il patrocinio di una regione di 10 milioni di abitanti con chissà quante centinaia di migliaia (se non milioni) di omosessuali. Non riparandosi dietro il cappello di EXPO, che oltre a essere un marchio di tutti, è un marchio che ha nella sua natura l’apertura, la tolleranza, l’uguaglianza, il progresso.

Oggi non c’è stato un convegno, c’è stato un comizio. Oggi non ci sono stati quattro pirla a dire che il mondo sta andando da un’altra parte, c’è stata una marea.

(per la foto, grazie a Michela Cella)

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