Il senso di Selvaggia Lucarelli per il «maschio». Contro gli stereotipi di genere.

Ieri leggevo una riflessione in cui Selvaggia Lucarelli risponde alla domanda – immagino di cruciale importanza – sul come mai sia ancora single. E lo fa con una tipizzazione del maschio che, in realtà, si traduce in un banale ‘elenco di categorie’ che sottende a una visione del mondo profondamente semplicistica, priva di sfumature, e assolutamente incentrata sulla funzionalità del rapporto sentimentale come ‘appagamento di sé’. Per l’opinionista, insomma, gli uomini sono questa cosa qui.

[…] narcisisti, aridi, mitomani, sposati, molli, tirchi arrabbiati, fidanzati, conviventi, separati depressi, separati incazzati, separati disillusi, stakanovisti patologici, eremiti, egoisti, malati di figa, adoratori del dio denaro, esibizionisti, egoriferiti, finti giovani, predatori seriali, impegno-fobici, bipolari e competitivi incazzati […]

Non avrei cominciato a riflettere su una cosa del genere se non avessi visto i dati di consenso di questa riflessione. Al momento siamo a 36,420 ‘like’ e 4,552 condivisioni. Il che vuol dire che il ‘maschio’ è, in un certo immaginario, questa roba qui. Provocatoriamente, mi sembra un ragionamento profondamente – come dire? – ontologicamente maschilista. Che rovescia il problema – ovvero il ruolo del rapporto, il senso di una relazione – per affrontare la questione di genere come una categoria da banalizzare attorno a stereotipi funzionali. Il problema maschile esiste, ed è evidente. E per questo mi piacerebbe quasi lanciare la provocazione di un sito come Soft Revolution girato al maschile. Permettetemi l’arroganza di affermare che siamo un po’ più complessi dell’idea di maschio ‘funzionale e rispondente a stimoli semplici’. Inoltre, mi piace pensare che il concetto di ‘maschio’ non sia sinonimo di ‘maschilismo’, e che quello che noi intendiamo come «maschio alpha» non sia solo riduzionismo all’italiana, un riduzionismo che l’immaginario evocato da Selvaggia Lucarelli ben rappresenta.

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2 pensieri su “Il senso di Selvaggia Lucarelli per il «maschio». Contro gli stereotipi di genere.

  1. S. ha detto:

    Sono incappata nel tuo blog, ricercando una frase che mi ha colpito del film Her … Quando ho letto quello che hai scritto, sopratutto sulle emozioni scollegate dalle percezioni corporali, ho subito pensato “fammi vedere chi è … sicuramente è una donna!” Invece eri un ragazzo e anche giovane come me… Io sono una semi-convinta sostenitrice del Selvaggia pensiero sugli uomini… vorrei ricredermi, per questo vi chiedo, vi domando, mi confronto ma ahimè è raro trovare risposte rassicuranti… Quello che hai scritto su Her però un pò di fiducia in voi me l’ha data… Siamo diversi fisicamente è mentalmente ma mentre il corpo crea connessione immediata tra i nostri due sessi, nella mente il meccansimo di collegamento sembra si stia inceppando… spesso troviamo un muro nella diversità mentale che invece fisicamente ci attira tanto….e li è colpa del narcisismo (vogliamo degli specchi, perchè ci amiamo troppo o forse per niente.. ). E’ interessante trovare un film sviluppato proprio sulla connessione tra ciò che ci divide… e sul superamento delle barriere mentali .. Mi piace quando lei gli dice “Lo sai io Riesco a sentire la paura che hai dentro..e vorrei poter fare qualcosa perché te ne liberassi perché se lo facessi non t sentiresti più così solo ” Ebbene abbiamo paura della mente maschile e voi viceversa perchè non la conosciamo … la comunicazione è l’unica salvezza “her” insegna… samantha è così affascinante perchè non ha paura di e volere e dire … non scappa quando lui cambia umore, non lo può fare…noi esseri umani scappiamo quando percepiamo la paura dell’altro e la nostra stessa paura… lei non poteva, fino a un certo punto del film…. dove l’epilogo ci mostra che quel lavoro che viene fatto che permette l’evolversi del loro rapporto è meglio farlo con persone in carne e ossa, e non con imprevedibili OS. Lei è “femmina” nei modi di sentire e pensare, e lui non nè è spaventato perchè sa di potersene liberare in ogni momento essendo macchina, non corpo invadente, quindi toglie la paura e guarda il mondo con i suoi occhi, se ne innamora ed è li che il film ci riporta ad apprezzare esseri fisici…(non a caso la lettera alla ex moglie)
    Scusa se ti riparlo del film… ma avendolo visto di recente sento ancora il bisogno di parlarne con qualcuno.

    1. Hai fatto bene! Anzi, scusa se rispondo solo ora. Però, sì, ecco, cogli delle cose che mi hanno scatenato moltissime riflessioni e ogni tanto ci torno su non solo quando mi occupo di film ma anche quando leggo cose come quella da cui è partita la riflessione.

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