L’intellettuale organico cristallizzato

Ieri si è parlato molto dell’intervista a Francesco Piccolo de l’Huffington Post, in cui lo scrittore vincitore del Premio Strega si scaglia contro Maurizio Landini, la sua manifestazione di piazza, la sua piattaforma ancora vaga e ‘in divenire’. «Un ritorno all’indietro, un atto reazionario e in definitiva il male della sinistra […] È uno scontro che si apre ogni volta che la sinistra si fa concreta, diventa di governo, e deve mettere in atto le cose. […] Landini si inscrive in una storia, la storia della sinistra dalle idee inermi perché non si misurano mai con la loro realizzazione». A questa ‘sinistra cristallizzata nella sua idea di purezza’, Piccolo contrappone una ‘sinistra di governo’ che, in estrema sintesi, «almeno fa qualcosa» per cui è meglio fare qualcosa che non fare niente. Prima di tutto, mi sento di rispondere con quanto dichiarato mesi fa a Panorama da Tullio De Mauro: la velocità è necessaria, ma essere veloci non vuol dire essere frettolosi. E spesso la ‘velocità che conosceremo’ – citando un libro di Eggers che pochi in realtà hanno letto – non è altro che sciatteria dovuta dall’ansia da prestazione e da dimostrazione. Come dice, curiosamente, uno dei ‘pensatori’ più vicini a Matteo Renzi, Giuliano Da Empoli nel suo ultimo La prova del potere: sono vent’anni che non facciamo che riformare, quando in realtà non è sempre necessario. L’argomento di Piccolo, quindi, presenta almeno tante pecche quanto quelle di cui accusa Landini, che qui non viene visto come un ‘dialogatore’ ma come un ‘oppositore’, un ‘avversario’. Ed è questo, a mio avviso, l’errore più grande, che deriva dalla sua tesi – ormai fortissima, dilagante, mainstream – dell’essere come tutti.

Nel suo ‘memoir’ vincitore del Premio Strega, Il desiderio di essere come tutti, Francesco Piccolo riflette sugli anni dell’impegno politico, sulla crisi della sinistra e su tutte le scelte sbagliate che l’hanno portata a ‘sbagliare sempre più forte’. Il problema endemico della sinistra, dice, è la ricerca della purezza assoluta, che la cristallizza, la porta a essere conservativa, immobile, pura e semplice estetica. Potrebbe non avere torto, se il pulpito non fosse quello di una generazione che non è riuscita a anteporre a tutto questo uno straccio di progetto sociale, di visione del mondo, di ideale cui tendere. Molti hanno letto il libro come un elogio della realpolitik, del compromesso (al ribasso), della giustificazione al ‘fare qualcosa’ in qualsiasi condizione. Io, invece, l’ho letto come un’amara e inconsapevole presa d’atto del fallimento di una generazione che voleva cambiare il mondo senza sapere bene come farlo diventare e adesso, accettato lo status quo, attacca tutto quello che vede come alieno a sé. Ma il problema sta nel vederlo come ‘alieno’, appunto. Ci sta lo scetticismo di chi ha visto esperimenti di questo tipo fallire ad ogni occasione. Ci sta meno leggere ogni manifestazione di dissenso come un freno, un odio, un male.

La questione, stringi stringi, è molto semplice. Francesco Piccolo si sta ritagliando – anche grazie a chi glielo sta ritagliando addosso – il ruolo dell’«intellettuale organico». In questo contesto, che nella sua estrema ‘innovazione linguistica’ si dimostra invece già a suo modo cristallizzato, adagiato, immobile, non sembra esserci più spazio per una riflessione che, per dirla con Marco Damilano, usa l’intuito del pensatore (sia esso uno scrittore, un regista, un opinionista) per cercare il punto di contraddizione. La visione di Piccolo sembra adagiarsi sul conformismo. E così facendo si resta fermi, si accetta tutto, si ha paura di ogni cosa perché se il nostro desiderio è quello di essere come tutti, quello che non è come noi ci spaventa e diventa il nemico. E allora ci arrocchiamo, ci chiudiamo, cerchiamo di conservarci. E anche le nostre idee ‘reali’, figlie della mescolanza, diventano a loro modo ‘pure’.

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Un pensiero su “L’intellettuale organico cristallizzato

  1. lucrezia ha detto:

    francesco piccolo non lo conosco e quindi non voglio giudicare. Posso solo consigliarli di studiare prima di affermare cose che non sa. La sinistra ha governato in modo concreto e con ottimi risultati migliaia di comuni, moltissime province e parecchie regioni con risultati ottimi e in alcuni settori con eccellenza. Poi la sinistra ha anche le sue colpe e ci mancherebbe altro. Ma per favore se vuole fare ” le analisi” si documenti per favore perché di ciarlatani è pieno il mondo. E si vada a leggere lo studio pubblicato sul sito del fondo monetario internazionale delle economiste Florence Jaunotte e Carolina Osorio Buitron oppure legga l’ultimo libro di Piketty o Mark Blyth così imparerà la funzione del sindacato e della sinistra nella società.

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