L’esito scontato

Quando il Presidente del Consiglio, nonché segretario del Pd, afferma che ogni decisione politica è stata presa all’interno degli organi di partito, con votazioni aperte in direzione nazionale, ha ragione. Fuor di dubbio. Resta da capire il ‘senso’ di quelle decisioni. Il tempo per la riflessione e l’elaborazione e anche il peso del voto di una direzione che, a conti fatti, parte da un rapporto di forza fortissimo verso il segretario. Quella che manca non è la voglia di fare le cose, ma la dialettica interna. Come se le direzioni fossero l’occasione per le minoranze di fare la loro parata di critiche e proposte, per poi vedere tutti i loro punti nemmeno presi in considerazioni per la legge dei numeri. Insomma, il problema è questo. E non è una critica aprioristica al segretario. Del resto, apro il Corriere (non certo uno dei fogli più ostili) e leggo: «All’assemblea di oggi chiederà ai deputati di votare sulla sua proposta che contiene due punti precisi: l’immodificabilità dell’Italicum e la richiesta ai parlamentari del Pd di non presentare emendamenti sulla legge elettorale voluta dal governo». L’esito, in ogni caso, mi sembra abbastanza scontato.

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3 pensieri su “L’esito scontato

  1. Le minoranze non solo hanno avuto il tempo di dire la loro e proporre le varie controproposte (fra le quali rimarrà, memorabile nella Storia, la supercazzola di Chiti) ma hanno anche ottenuto l’accoglimento di molte di queste. A un certo punto arriva il momento di chiudere e portare a casa l’opera, anche se i dettagli non piacciono a tutti.

    • Quello che mi sorprende sempre, però, è la necessità del «rapporto di forza» comunque. Così come mi sorprende sempre l’accusa di una minoranza che pare essere SEMPRE E COMUNQUE in cattiva fede. Queste cose non mi tornano. Le vedo non necessarie e, ti dirò di più, addirittura dannose.

      • Il “rapporto di forza” in democrazia è necessario nella misura in cui se non arriva un momento in cui un organo collegiale si conta su delle proposte e assume come per presa, avvallata e decisa la proposta che prende i numeri necessari (che sia il 50%+1, i due terzi, i tre quinti ecc.) la democrazia, semplicemente, non funziona.
        Oppure diventa il sistema all’unanimità della Dieta Polacca che, però, serviva apposta a impantanare il Re.
        Quello che non è necessario è il “rapporto di forza” inteso come imposizione di una maggioranza ampia che ti è fedele per anta motivi per eliminare il confronto con la minoranza e renderla ininfluente.

        E non è quello che sta facendo Renzi. Le modifiche all’Italicum fatti per andare incontro ai desiderata della minoranza sono lì a dimostrarlo.
        Quello che Renzi sta facendo, ricordando ogni due per tre che la democrazia si fonda su un meccanismo di rapporti di forza, e che è secondo me la vera cosa che la minoranza più irrequieta non gli perdona, e di star distruggendo una visione del mondo.

        Il PD prima di Renzi si basava comunque sul meccanismo del rapporto di forza, e così i partiti confluiti nel PD, e così i partiti prima di quei partiti, compreso il PCI il quale però ha fatto di tutto per nascondere questa necessaria verità dietro l’idea della unanimità democratica.
        Adesso la minoranza del PD, che è per la maggior parte nata e cresciuta in ambiente comunista o immediatamente post-comunista, vorrebbe credere e/o farci credere che, no, il PD si deve basare su un’unanime concordia.
        Ora, io non voglio vederci della malafede ma semplicemente una visione sincera ma sfalsata da, appunto, pindarici voli e sovrastrutture di un tempo che non è più (il PCI poteva permettersi di crederci che fossero tutti tutti unanimamente convinti della proposta del momento, oggi non è più possibile) e il terrore, comprensibile, di vedere questa propria visione del mondo infranta.

        Però, non è possibile chiedere a noi altri cittadini di aspettare il giorno del mai del mese del sognatelo per vedere una legge elettorale perché prima dobbiamo preservare il sogno utopico della unanimità.

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