Il vestito ro[zz]o di Matteo Salvini

Ho letto molti, oggi, fare ironia sulla mise scelta da Matteo Salvini per incontrare al Qurinale il Presidente della Repubblica. Ironia fuori luogo, perché fa finta di non considerare come la trasandatezza di Matteo Salvini – il vestito dozzinale, la camicia tirata e che sacrifica il collo, la cravatta messa male e portata meglio – sia in realtà studiatissima e facente parte del sistema simbolico che rende il ‘corpo’ di Salvini esattamente quello che è. Qualche anno fa Marco Belpoliti, partendo dalla canottiera di Bossi, scrisse un saggio in cui ragionava sui sistemi estetici e simbolici che caratterizzavano l’identità della Lega Nord. Ovviamente, ogni forza politica populista deve fare riferimento a certi fattori, iscrivendo nel ‘corpo del capo’ un’opera narrativa che funziona in modo autonomo e diventa automaticamente portatrice di quei valori caratteristici. Ecco perché Matteo Salvini, che ha alle spalle fior fior di esperti di comunicazione, non poteva che vestirsi esattamente in quel modo. Inadeguato, lontano dall’etichetta, alieno dall’eleganza vista come sofisticato orpello non necessario al discorso di ‘totale visceralità’ della nuova Lega tutta istinto e ‘autenticità’. Ecco perché non poteva essere diverso e ecco perché, come al solito, anziché ridere di questa farsa bisogna prendere sul serio questa tragedia.

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