Sperare la speranza

Ogni tanto Zygmunt Bauman – il cui pensiero è stato usato, abusato, stracciato e sfilacciato per giustificare la qualunque – ne tira fuori di illuminati. Sarà il formato degli ultimi libri che ha co-firmato (veri e propri «dialoghi» dove l’interlocutore lo sprona ‘oltre’ gli slogan). Ad esempio:

Forse internet riuscirà a fare ciò di cui sono incapaci i partiti che si avvicendano al governo? È possibile che congegni di sorveglianza migliori riescano dove anni di predicazione morale e di stesura di codici etici hanno fallito? Non ci resta che sperare nella speranza: in una speranza più fondata, più fiduciosa… Ci diamo un gran da fare per cogliere, nella facilità con cui il digitale è capace di richiamare su una piazza pubblica migliaia di uomini e donne, la promessa di costruire un nuovo regime che darà il benservito alle stranezze e assurdità attuali. Va bene così, e va benissimo, per la nostra sanità mentale, continuare a sperare: sarebbe molto peggio dichiarare (o avallare) che l’eventualità che un simile regime possa esaudire quella speranza sia già stata esaminata e scartata.

Zygmunt Bauman e David Lyon, Sesto Potere. La sorveglianza nella modernità liquida (Laterza, p. 140)

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