Pensare di più, pensare meglio

Il concetto di «scrivere meno/scrivere meglio» che cerchiamo di applicare principalmente ai Social Network, andrebbe applicato anche a quel filone dell’editoria che definiamo «Attualità». Ogni anno, infatti, escono centinaia di titoli dove personaggi più o meno influenti nel ‘sistema dei media’ raccontano e analizzano «Lo Stato delle Cose». Questi libri dicono tutti le stesse cose, affrontano gli stessi argomenti, tutti nello stesso modo e tutti con i soliti due o tre filoni interpretativi per cui pare che “la soluzione” sia sempre lì a portata di mano ma nessuno ha voglia di prenderla. Come se tutto fosse estremamente semplice… e poi alla fine non succede niente.

Forse è una tendenza fisiologica di un ‘genere’ che si esprime più attraverso instant-book che non libri veri e propri fatti per restare, diciamo. Forse è una tendenza contro-intuitiva che non aiuta a portare avanti quella che Ilda Curti ha più spesso definito «pedagogia della complessità», a mio avviso unica soluzione per andare oltre il ragionamento arguto sul breve periodo. Insomma, ogni anno vengono pubblicati centinaia di titoli nuovi che, dicendo le stesse cose, nello stesso modo, e col tono definitivo di chi ha capito tutto, sono destinati all’inutilità e alle bancarelle dell’usato. Anche in questo caso forse sarebbe meglio «scrivere meno/scrivere meglio». Ma, soprattutto, proprio per evitare la sciatteria di un ragionamento istantaneo, «pensare di più/pensare meglio».

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