Una generazione di figli dei loro padri

La felicità è un sistema complesso conferma, pur nella sua incompiutezza (che a questo punto immagino voluta), alcune certezze ormai assodato del cinema italiano. Prima di tutto, la superiorità di Valerio Mastandrea su gran parte degli attori in circolazione. Poi, lo sguardo lucidamente umano di Gianni Zanasi sul ‘racconto della crisi’, sia economica, sia morale, dei quarantenni. Peccato solo non riesca a sciogliere i nodi – che poi sono i nodi cardine dell’attuale racconto del contemporaneo – dopo aver delineato la diagnosi. Altre note di merito. (1) la musica, (2) questo scambio di battute tra Mastandrea e Battiston, che a suo modo ‘dice tutto’:

Mastandrea “Ma tu chi eri a diciotto anni?”
Battiston “Io? Io ero figlio di mio padre.”

Esattamente.

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