Una Torino nuova che parta da noi

Puoi fare politica in molti modi. Puoi stare in un partito e cercare di cambiare le cose cambiandole; puoi stare in un’associazione e combattere per far sì che le tue priorità diventino le priorità di tutti gli altri; puoi anche stare per conto tuo e cercare di rendere il mondo un posto migliore con gesti di civilità minimi e morali.

Ci sono molti modi. C’è chi cerca sempre il colpo di teatro, la frase ad effetto, lo slogan giusto. C’è chi pensa sempre che la sua azione abbia senso solo se ha un nemico da attaccare costantemente. C’è chi pensa, invece, che in questo periodo solo l’unione delle forze possa funzionare. E quindi bisogna parlare, discutere, scontrarsi e partecipare. Andare a vedere cose nei posti in cui succedono, non rinchiudersi negli spazi in cui portare avanti una rappresentazione che forse sta solo nelle nostre teste.
Oggi, con il progetto Map To Map, siamo stati a San Salvario Emporium per quello che è stato l’ultimo nostro incontro pubblico per raccogliere segnalazioni per la città di Torino (ci risentiremo nel 2016 per i tavoli di lavoro: stay tuned) e sì, i dati che abbiamo raccolto ci danno una chiara idea di come una certa idea di città del futuro sia ormai radicata nei sogni e nelle speranze dei giovani che girano per il quartiere. Aggregazione, digitale, comunità. Non scopriamo l’acqua calda, semmai ci ricordiamo di accenderla.

Ma non volevo parlare di questo. Volevo parlare di San Salvario Emporium. Perché se abbiamo raccolto tante segnalazioni su una Torino ‘sostenibile’, verde, che muova cultura e ricerca, che sia una vera città acceleratrice di risorse umane, lo abbiamo fatto grazie a un luogo che da anni è diventato ormai uno snodo fondamentale del ‘fare cultura e comunità’ a Torino. Non è un semplice ‘mercatino per hipster’, ma un momento di scambio e aggregazione, dove da un lato ci sono i ragazzi che mettono in vendita le loro creazioni artigianali e dall’altro ci sono persone che cercano una città ‘da far emergere’. Qui stiamo parlando di persone che hanno avuto un’idea e hanno cercato di renderla possibile ricreando il legame tra un territorio (San Salvario), una pratica (l’artigianato) e una comunità (giovanile, creativa) e facendone un vero e proprio ‘manifesto’. Una bella conferma, una di quelle cose che se vedessi in un’altra città, vorrei portare a Torino.

Anche questa è politica.

Faccio parte di quel tipo di persone che credono che ‘politica’ sia qualsiasi gesto/atto della vita quotidiana. Quindi sì, nel nostro piccolo, siamo un motore di qualcosa anche quando non sappiamo bene identificarlo.

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