Contro il cinismo da social

Prevedibile. Ogni volta che muore qualcuno che ha significato qualcosa per molti di noi, ogni volta che molti di noi si lasciano un attimo alle spalle ogni sovrastruttura, arrivano quelli che, più furbi degli altri, ci spiegano come va la vita in nome di un fastidiosissimo cinismo stantio. Mi piacerebbe che, un giorno, queste persone ci dicessero a cosa diavolo serve essere così ‘sopra le righe’ nel negare qualsiasi coinvolgimento emotivo e, anzi, prendere in giro chi vuole semplicemente ricordare – magari non sempre completamente a fuoco, vero – un personaggio che ha avuto un senso. E quindi via di citazioni di Zerocalcare (quando muore uno famoso il cordoglio serve per scopare). E quindi via di citazioni di Nanni Moretti (l’ultima, fantastica, «Mi si nota di più…» a sottolineare l’opportunismo per il Like). E quindi via di commenti finto-arguti cercando sempre di mettere in ridicolo chi, invece, in questi casi, è semplicemente e onestamente triste. E quindi via verso la più totale negazione dei piaceri. Come se fosse una colpa sentire ancora qualcosa e essere ancora dispiaciuti perché una persona che ti ha accompagnato a suo modo per anni adesso non c’è più. Forse è tutto commisurato nella natura perversa dei social network (a proposito allego una bella riflessione di Nicola Lagioia). Forse aveva davvero ragione David Foster Wallace quando metteva in guardia dall’ironia come chiave di interpretazione del mondo. Forse al posto di scrivere ad ogni piè sospinto il bisogno di «restare umani» bisognerebbe semplicemente esserlo, umani. Niente battute da quattro soldi, vi prego. Non oggi. E magari nemmeno domani. Domani è ‘The Next Day’ e noi saremo qui. Qualcun altro no. Ma qualcosa rimane, e potremmo ascoltarlo ancora e ancora. Parafrasando quello che ha scritto un mio amico: per noi la musica è qualcosa di fondamentale, qualcosa di sacro. Non importa non essere fan di David Bowie, importa amare e essere ‘toccati’ per qualche motivo in qualche modo e a qualche latitudine. Tutto questo importa. Tutto il resto no. E nemmeno questo cinismo da quattro soldi, che dura poco, sa di vecchio, e alla fine non rende questo luogo un posto migliore. Sapete cosa lo rende un posto migliore?
La musica. Ecco.

pubblicato su Facebook

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