Eccola, la vostra famiglia tradizionale

Siamo una generazione con famiglie disastrate, famiglie spaccate e disgregate. Siamo figli della ‘generazione del divorzio’, che per la prima volta poteva emanciparsi legalmente per cambiare una situazione insostenibile. Siamo figli di genitori che tradivano il partner, che si costruivano vite parallele, che si piegavano senza volerlo a una situazione ‘che era data’, ma che alla fine non era data per niente. Siamo figli di chi ha preso il conflitto e lo ha messo sotto il tappeto, negandolo, facendo finta che non esistesse. Siamo figli che hanno visto prima ‘evaporare il padre’ (cit.) e poi ci siamo resi conto che nemmeno la madre stava poi così bene. Siamo cresciuti con la scuola al pomeriggio, il doposcuola e tutte le altre attività che ci tenevano lontani da casa. Perché la mamma e il papà non c’erano. Siamo cresciuti con la televisione, con la baby-sitter e con le pesantissime aspettative che un contesto di puro ottimismo di facciata esigeva da noi. Siamo arrivati a trent’anni senza un’ideologia, senza una grande narrazione, senza un idolo (si era sostanzialmente fatto saltare il cervello troppo presto), senza una struttura, una rete protettiva. Semmai, una rete soffocante. E sì, siamo anche figli di famiglie tradizionali che si amano e che superano assieme tutti i problemi.

Eppure ce l’abbiamo fatta. Eppure siamo cresciuti.
Siamo i prodotti disfunzionali della famiglia disfunzionale nella società disfunzionale.
Eppure siamo qui.

Perché vedete, cari difensori della famiglia tradizionale, se c’è una cosa che davvero non esiste da nessuna parte è la vostra idea di mondo, la vostra idea di società, la vostra idea di amore (che non è amore, è qualcos’altro). Quando volete mettere al centro del vostro discorso la tutela dei bambini, andate a parlarci, con questi bambini. Andate a chiedere cosa vogliono, cosa sognano, di cosa hanno bisogno. Andate a chiedere cosa pensano dell’amore, cosa pensano delle loro famiglie, cosa vedono quando tornano a casa. In fondo aveva ragione quello lì, quello che scriveva racconti. Prima di chiederci di che cosa parliamo quando parliamo di famiglia, chiediamoci di cosa parliamo quando parliamo d’amore.

(pubblicato su facebook)

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