Sondaggite. Anche oggi.

Ed ecco che anche nella discussione sulle Unioni Civili emergono i sondaggi. «I sondaggi dicono…», «I sondaggi affermano…», «Consultando i dati…» ecco, sapete che c’è? Mi sono un po’ stufato di una politica schiava dei sondaggi, che non riesce a prendersi la responsabilità di una decisione sulla base di un’idea, di un orizzonte, di un obiettivo. I sondaggi sono utilissimi. Anzi, sono fondamentali. Ci devono aiutare a prendere decisioni migliori: su questo hanno ragione gli esperti e mai potrei immaginare un universo privo di dati, rilevazioni e sondaggi. Il problema non è lo strumento in sé ma – come sempre – l’uso che se ne fa. Siamo, da anni ormai, in piena ‘sondaggite’: quasi una teologia. Ogni nostro passo deve seguire dei dati che ci confermano che possiamo farlo. Ogni nostra decisione deve essere presa in risposta ad analisi che dimostrano oggettivamente il polso della situazione. Insomma, una politica che non guida, ma risponde. Una politica che non propone, ma para il colpo. Una politica totalmente impotente di offrire una visione, un’idea, qualcosa per cui vale la pena lottare. Insomma, la gestione di un esistente che non sembra nemmeno così esaltante e nessun coraggio di superare un copione già scritto.

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