Corbyn, Macron, e il messaggio

Non voglio lanciarmi in elaborate analisi del voto, né fare arditi parallelismi con la situazione italiana, sempre alla ricerca di un papa straniero nell’ardito tentativo di riempire il vuoto siderale che sta lasciando la politica ad ogni livello e ad ogni latitudine, ma c’è un aspetto che vedo ancora poco considerato nelle prime analisi sullo straordinario – nel senso di non previsto – risultato di Jeremy Corbyn e del Labour. Un risultato che, secondo me, ha molto più a che fare con la vittoria francese di Emmanuel Macron di quanto sembri. L’aspetto del linguaggio, della proposta e del messaggio.

Dopo anni di “indistinto” democratico, di evaporazione dei confini tra idee e ideologie, di inseguimenti a destra, a sinistra, al centro, di lato, sopra e sotto, Jeremy Corbyn e Emmanuel Macron hanno dimostrato di potersi affermare semplicemente proponendo l’alternativa: un’alternativa seria, ma soprattutto riconoscibile. Un messaggio diverso, un messaggio “potente” e radicale, nel senso di una radicale diversità da quello che c’era prima e, sopratutto, radicalmente diverso dall’avversario che ti proponi di battere. Il Labour di Corbyn ha convinto e si è fatto votare perché percepito come diverso dai conservatori di Theresa May (che resta comunque primo partito, non dimentichiamo); Macron ha vinto proponendo un messaggio diametralmente opposto rispetto a quello di Marine Le Pen.

Non voglio azzardarmi in analisi su una prospettiva temporale più lunga, e non credo che questo sia l’inizio di una nuova fase di internazionalismo socialista. Credo, però, che queste due ultime elezioni in due paesi leggermente importanti, segnino un dato importante: per vincere, o per cercare di vincere, devi differenziarti; usare un messaggio fortissimo e delineare una dimensione “empatica” (per non dire “identitaria”, che pare brutto) che permetta alle persone e alle comunità di riconoscersi e fare loro la proposta; soprattutto, devi usare un linguaggio tuo, senza inseguire quello dell’avversario. Dettare, non essere dettato. La vittoria della politica, parte anche dalle parole che decidiamo di usare e dal messaggio con cui decidiamo di farci riconoscere.

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