Malinconia di sinistra

Il filosofo marxista Ernst Bloch distingueva tra i sogni chimerici, prometeici, che abitano l’immaginario di una società storicamente incapace di realizzarli (le utopie astratte e fantasiose, come le macchine volanti immaginate durante il Rinascimento), e le speranze anticipatrici che ispirano la trasformazione rivoluzionaria del presente (le utopie concrete, come il socialismo nel Ventesimo secolo). Oggi osserviamo la scomparsa dei primi e la metamorfosi della seconde. Da un lato, assumendo forme diverse, dalla fantascienza agli studi ecologici, le distopie di un futuro da incubo fatto di catastrofi ambientali e sociali hanno sostituito il sogno di un’umanità liberata – visto come pericoloso miraggio dell’età dei totalitarismi – e relegato l’immaginazione sociale negli angusti confini del presente. Dall’altro, le utopie concrete dell’emancipazione collettiva si sono trasformate in pulsioni individuali prigioniere del mercato. Dopo aver congedato il “flusso caldo” dell’azione di massa liberatrice, il neoliberismo ha introdotto il “flusso freddo” della ragione economica: le utopie sono distrutte dalla loro privatizzazione in un mondo reificato.

Enzo Traverso, Malinconia di sinistra. Una tradizione nascosta (Feltrinelli 2016, pp. 21-22)

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