Malinconia di sinistra

Il filosofo marxista Ernst Bloch distingueva tra i sogni chimerici, prometeici, che abitano l’immaginario di una società storicamente incapace di realizzarli (le utopie astratte e fantasiose, come le macchine volanti immaginate durante il Rinascimento), e le speranze anticipatrici che ispirano la trasformazione rivoluzionaria del presente (le utopie concrete, come il socialismo nel Ventesimo secolo). Oggi osserviamo la scomparsa dei primi e la metamorfosi della seconde. Da un lato, assumendo forme diverse, dalla fantascienza agli studi ecologici, le distopie di un futuro da incubo fatto di catastrofi ambientali e sociali hanno sostituito il sogno di un’umanità liberata – visto come pericoloso miraggio dell’età dei totalitarismi – e relegato l’immaginazione sociale negli angusti confini del presente. Dall’altro, le utopie concrete dell’emancipazione collettiva si sono trasformate in pulsioni individuali prigioniere del mercato. Dopo aver congedato il “flusso caldo” dell’azione di massa liberatrice, il neoliberismo ha introdotto il “flusso freddo” della ragione economica: le utopie sono distrutte dalla loro privatizzazione in un mondo reificato.

Enzo Traverso, Malinconia di sinistra. Una tradizione nascosta (Feltrinelli 2016, pp. 21-22)

Cambia mentalità

Se lo scavo di un tunnel o la costruzione di un ponte sono ormai fuori dalla loro portata, cosa sono capaci di fare ancora da soli i governi nazionali? Ben poco, poiché qualsiasi cosa facciano, sono legati al debito nazionale, alla legislazione europea, alle agenzie di rating americane, alle imprese multinazionali e ai trattati internazionali. In quest’inizio di Ventunesimo secolo, la sovranità, un tempo fondamento dello stato-nazione, è diventata una nozione del tutto relativa. Di conseguenza, le grandi sfide della nostra epoca – cambiamento climatico, crisi bancaria, crisi dell’euro, crisi economica, paradisi fiscali, migrazioni, sovrappopolazione – non possono più essere affrontate in modo adeguato dai governi nazionali.

David Van Reybrouck, Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico, Feltrinelli 2015, p. 18

Per come si è

[…] Scrivo su un giornale, aveva aggiunto con fierezza. In verità la sua firma era comparsa soltanto due volte nella pagina delle lettere. Ma la ragazza-Nietzsche non covava sospetti, né pareva attribuire particolare importanza alla lista di decorazioni più o meno attendibile che Moraldo sfoggiava. Sembrava, piuttosto, che le piacesse lui. Lui senza albero genealogico, lui senza medaglie. Il che, agli occhi dell’interessato, risultava tanto stupefacente, fittizio, da volerglisi opporre con tutte le forze: almeno in questo, contava riaffermare il principio di realtà. A niente valeva la dolcezza con cui lei gli spiegava che si poteva voler bene a qualcuno anche se non scrive sui giornali. Si può volere bene a qualcuno perciò che è. Senza nulla intorno. […]

Paolo Di PaoloMandami tanta vita, Feltrinelli, 2013, p. 22