Sempre contro il #toomainstream

Dopo aver letto della presenza di Toti alla Festa dell’Unità di Bologna, mi sono chiesto su twitter quanti esponenti di SEL siano stati invitati. Di fatto siamo più portati a guardare verso sinistra che non verso destra, vero? Mi risponde Enrico Sola, dicendomi che il nostro conoscere esponenti di SEL capaci di uscire dalla lunga ombra di Nichi Vendola è dovuto al nostro amore per le nicchie e per l’underground. Questo mi ha dato da pensare. Da anni scrivo di musica e cultura indie su diversi siti e diversi giornali, così come Enrico per anni ha fatto il dj in emittenti locali, ha un blog molto seguito e moltissimi follower su twitter. Di fatto abbiamo persone che ci leggono e l’amore per la musica alternativa è stato da sempre un forte argomento di connessione tra persone per creare comunità, discussione e coinvolgimento. E mi sono chiesto anche se il senso del mio andare contro il #toomainstream non stesse in questo. Voglio dire, il senso della critica musicale è quello di far conoscere musica sconosciuta ai più al maggior numero di persone possibile. Io sono contento se riesco a divulgare musica che qualcuno non conosce per avere più gente che ascolta bella musica. Spero sia chiaro, ma non voglio che chi ne ha possibilità (e anche tempo) rinunci al ruolo di divulgatore di “cose” alternative. Perché se crediamo non sia alternativa allora siamo fregati. E se accettiamo sempre lo stato delle cose, allora non andiamo da nessuna parte. E non si tratta solo di ascoltare i National o Sharon Van Etten al posto di altre cose, o di andare a vedere i film di Wes Anderson, eh. Come ho risposto a Enrico: una volta volevamo essere divulgatori dell’underground, per renderlo un po’ meno sotterraneo. Io ci tengo ancora.

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