Perché odiate Laura Boldrini?

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Uno dei grandi misteri italiani è l’odio che suscita Laura Boldrini. Perché la odiate? Perché vi sta così tanto sulle palle? Perché Laura Boldrini, più di tutti gli altri, è diventato il simbolo, il bersaglio preferito dell’odio di questo paese? La violenza che si sprigiona nei commenti sulla sua bacheca e, più in generale, dopo ogni sua dichiarazione o presa di posizione non solo è ingiustificata, ma è inimmaginabile: è proprio un tipo di violenza – verbale, ovviamente – che io, ad esempio, non vedo concepibile nei confronti di un’altra persona.

Perché dite che è antipatica? Perché è donna? Perché è una donna molto competente e che ha avuto una vita precedente alla politica dove ha visto cose che la metà di noi si sogna? Perché è una donna che oltre a essere molto competente è in una posizione di potere evidente e vi dà fastidio che sia una donna a detenere questo potere? E vi infastidisce che questo potere sia tenuto non solo da una donna, ma da una donna bella, di una bellezza non compiaciuta e non compiacente, molto poco “pop” e con un atteggiamento molto poco “materno”? Vi infastidisce che Laura Boldrini sia una donna che non si comporta da mamma ma da persona?

Negli scorsi giorni abbiamo discusso molto dell’anonimato “protettivo” di Sarahah. Ma la più grande protezione che ci danno i Social è quella di riparare il corpo. Noi odiamo senza freni, ma odiamo senza mettere in discussione il nostro corpo: non lo facciamo di persona, lo facciamo come se quelle parole non ci appartenessero, non fossero parte di noi. Parole da un lato, corpo dall’altro. Un corpo sociale, che si muove negli spazi e che da quell’odio, quando viene attaccato, rimane colpito e tumefatto.

A me colpisce molto pensare che la gran parte delle persone che augurano a Laura Boldrini una morte per stupro come se fossimo in Game of Thrones, magari tornano a casa la sera dopo una giornata massacrante a lavoro e passano dai proclami d’odio (verso la Boldrini, verso i negri che ci rubano tutto, e cose così) al focolare domestico, giocare con i figli, abbracciare la propria moglie e andare a spasso con il cane. Come se odiare fosse non solo un’attività quotidiana, ma un’attività legittima, giustificata, incentivata.

Ecco, perché?

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Arriverà il giorno…

Arriverà il giorno in cui questa narrazione tossica produrrà i suoi frutti impazziti. Il giorno in cui non ci si limiterà a dare contro alle ONG (colpevoli di riempire il vuoto della politica) nelle chiacchiere da bar e si andrà in piazza. Si urlerà all’invasione. Si attaccherà il buonismo che sottende il “complotto”, la sostituzione del popolo, la lunga mano di Soros, l’arricchimento di MSF (o chi per loro, ‘che tanto sono tutte uguali) sulle spalle di gente che andrebbe «aiutata a casa loro». A casa loro, dove non li vediamo, e quindi non esistono. Arriverà il giorno in cui la piazza urlerà in modo isterico il suo odio a favore della paura, dal No Vax al No Trespass. La terra dei muri, dei recinti, del filo spinato. Attenti al cane, attenti all’italiano. Il tutto avallato da questa politica malsana che cerca di gestire il consenso inseguendo le parole d’ordine della sua stessa sconfitta. L’indistinto democratico in cui non ci sono più differenze e che supera i limiti di quello che è accettabile e quello che no. Arriverà il giorno in cui si andrà nei porti e, giustificati da chi ha per anni soffiato su questo fuoco, nell’insostenibile “silenzio della sinistra”, si impedirà alle navi di attraccare, si rispediranno in mare tutti, i negri e i buonisti. E arriverà il giorno in cui questo non basterà. In cui la violenza esploderà. E qualcuno, semplicemente, a casa, non ci tornerà più. Quel giorno ci renderemo conto di cosa abbiamo fatto, di dove siamo arrivati e di come nessuno – nessuno – è innocente.

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