Autobiografia di una nazione: 2017

Di-Maio-San-gennaro

Su Di Maio state sbagliando. Prenderlo in giro per tutto quello che sta facendo e criticare il Movimento 5 Stelle per tutto quello che ha combinato non serve a niente: casomai, ci lava la coscienza impedendoci di guardare il quadro generale. Ci divertiamo su di lui, pensando di essere migliori. Quando invece sbagliamo più forte.

Luigi Di Maio è la sintesi perfetta di un lunghissimo processo di sostanziale distruzione della vita pubblica di questo paese. E il Movimento 5 Stelle la componente politica simbolica di questa età del rancore e del risentimento.

Luigi Di Maio ci assolve dai nostri peccati e dai nostri limiti; così come il Movimento 5 Stelle ci dice che la tensione tra pubblica morale (o meglio, tra pubblico moralismo) e vizi privati è legittima perché si è sempre fatto così, e se le cose non sono sempre andate bene è stato per colpa di qualcun altro, non nostra.

Questo periodo storico in cui si osteggia la competenza e la specializzazione; dove sembrano essere inutile razionalità e capacità analitica; che premia una indistinta mediocrità che funziona per “contatto” e “vicinanza” e genera l’empatia necessaria a guadagnare consenso, un candidato premier che sbaglia i congiuntivi (e quindi possiamo sbagliarli tutti), che non si è laureato (perché le priorità sono altre), che non ha curriculum (perché tanto in questo paese non serve quello che sai, ma essere amico di qualcuno), che bacia il sangue di San Gennaro (perché quello che conta sono le tradizioni, le credenze e bisogna piegarsi alla “democrazia diretta” dell’anima del popolo) non poteva che trovare la sua sintesi più alta e, forse, terminale in Luigi Di Maio.

Non è l’italiano medio, è l’italiano nuovo. Arrivato come diverso, ma uguale agli altri. Non l’italiano neorealista, ma l’italiano iperrealista.

E il Movimento 5 Stelle il partito che risponde alla crisi delle forme di rappresentanza adattandosi alla società del rancore, del disagio, del risentimento e del senso di colpa da scaricare. È un sistema perfetto che si fa forza delle sue contraddizioni e di quelli che appaiono come limiti strutturali e intellettuali. Limiti che noi capiamo benissimo ma che non serve a niente criticare dandoci di gomito. È un “muro di gomma”, che assorbe ogni colpo. Anche in questo caso, il partito nuovo è il partito che non esiste. Una rappresentanza finta che offre una soluzione facile e – soprattutto – ti dice che non è colpa tua.

Se il Partito Democratico voleva essere il “fratello maggiore” responsabile, che fallisce la sua missione perché i voti vengono catturati dallo “zio che ti fa divertire” Berlusconi, il Movimento 5 Stelle è un nuovo genitore: il “genitore-amico” che si mette dalla parte del figlio quando si tratta di attaccare il professore a scuola. Il genitore che chiude il confine e difende la tribù, moralista e paternalista ma lassista e giustificante. È sempre colpa degli altri, nessuno osi mettersi contro di noi.

Amici e compagni, noi possiamo anche ridere, ma queste risate – alla lunga – ci seppelliranno e purtroppo (possiamo anche dirlo) un meme non ci salverà.

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