Malinconia di sinistra

Il filosofo marxista Ernst Bloch distingueva tra i sogni chimerici, prometeici, che abitano l’immaginario di una società storicamente incapace di realizzarli (le utopie astratte e fantasiose, come le macchine volanti immaginate durante il Rinascimento), e le speranze anticipatrici che ispirano la trasformazione rivoluzionaria del presente (le utopie concrete, come il socialismo nel Ventesimo secolo). Oggi osserviamo la scomparsa dei primi e la metamorfosi della seconde. Da un lato, assumendo forme diverse, dalla fantascienza agli studi ecologici, le distopie di un futuro da incubo fatto di catastrofi ambientali e sociali hanno sostituito il sogno di un’umanità liberata – visto come pericoloso miraggio dell’età dei totalitarismi – e relegato l’immaginazione sociale negli angusti confini del presente. Dall’altro, le utopie concrete dell’emancipazione collettiva si sono trasformate in pulsioni individuali prigioniere del mercato. Dopo aver congedato il “flusso caldo” dell’azione di massa liberatrice, il neoliberismo ha introdotto il “flusso freddo” della ragione economica: le utopie sono distrutte dalla loro privatizzazione in un mondo reificato.

Enzo Traverso, Malinconia di sinistra. Una tradizione nascosta (Feltrinelli 2016, pp. 21-22)

E poi c’è l’Italia

In Francia, Benoît Hamon diventa candidato presidente del partito socialista proponendo reddito di cittadinanza, politiche ambientaliste e un programma di tutele sociali per tutti. Quasi sicuramente non diventerà presidente – il PS è molto basso nei sondaggi – ma sta segnando un netto cambio di rotta rispetto alle idee “inevitabiliste” di Valls. Negli Stati Uniti, si sta scendendo in piazza a cadenza regolare per protestare contro gli ordini esecutivi assurdi, razzisti, escludenti di Donald Trump. Probabilmente non porteranno a nessun risultato politico sul breve periodo (per quanto gli avvocati che, pro bono, stanno lavorando per scoprire le falle del decreto per tenere fuori dal paese gli abitanti di sette stati musulmani, abbiano riportato qualche piccola vittoria) ma si tratta di un segnale importante per un paese che è sempre stato all’avanguardia per le battaglie ‘civili’ e che ha permesso a un personaggio come Bernie Sanders di dire alcune cose importanti e a dirle a un numero sempre crescente di persone. In Spagna ci sono Podemos e Ada Colau, sindaca di Barcellona, su cui possiamo avere tutte e perplessità del caso ma che ad oggi rappresentano l’avanguardia di quel “populismo di sinistra” che in tanti evocano nella forma ma che pochi sanno come trasformare in consenso e sostanza politica. Insomma, da qualche parte, andando per tentativi, e magari in modo imperfetto, si comincia a pensare, fare e costruire qualcosa di diverso. E poi c’è l’Italia. Dove si parla dei problemi interni del Pd, della voglia ostinata e sorda di una persona sola – Matteo Renzi – di andare a votare in barba a qualsiasi logica di progetto, visione e pensiero sul paese, come se fosse una ‘vendetta personale’ (contro chi, poi?) e dove tra scissioni, creazioni, distruzioni, campi aperti, massimidalemi e la ormai cronica mancanza di idee, l’unica cosa di Sinistra che ancora si riesce a vedere è quell’autoreferenzialità conservativa che a breve porterà tutti noi a farci molte domande su dove, come, quando e soprattutto perché cazzo abbiamo cominciato a sbagliare e a non riprenderci proprio più.

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I problemi della Sinistra

Dopo aver letto l’ennesimo articolo molto innovativo, lungo, elaborato, ben scritto e pieno di citazioni sulla crisi della Sinistra e della socialdemocrazia colpevoli di non aver vinto la sfida del lavoro, di aver accettato supinamente le regole economiche della destra e di non aver proposto nessuna visione del futuro chiedendo che si trovi una soluzione politica e sociale, ne sono uscito affranto e sconfortato. Ma non posso lamentarmi e basta. Bisogna agire. Fare. Pensare. Scrivere. Adesso comincio ad elaborare il mio punto di vista definitivo sulla crisi della Sinistra e della socialdemocrazia. Lo svilupperò in un articolo molto innovativo, lungo, elaborato, spero ben scritto ma sicuramente pieno di citazioni. Un articolo dove indicherò come punti deboli non aver vinto la sfida del lavoro, aver accettato supinamente le regole economiche della destra e non aver proposto nessuna visione del futuro. E terminerò chiedendo che si trovi una soluzione politica e sociale.

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Un patto tra le generazioni, a sinistra.

Poi vediamola come vogliamo, facciamo tutte le analisi del caso e ognuno prenda la sua parte. Però non possiamo sottovalutare che le ultime due personalità capaci di accendere sincero entusiasmo in una fetta di popolazione che da tempo guarda male la politica partitica – cioè i giovani under-25 e quelli che stanno per votare per la prima volta – sono stati Jeremy Corbyn (66 anni) e Bernie Sanders (74 anni). Questo ‘patrimonio’ risvegliato è un segnale che va oltre la sconfitta alle Primarie americane (che è ormai acclarata anche se una vittoria di Bernie Sanders sarebbe stata la più grande scossa sistemica allo status quo democratico dai tempi di FDR) e le preoccupazioni sul futuro del Labour in Gran Bretagna (nonostante i sondaggi non siano poi tanto male). Questo ‘patto’ tra due nonni e una generazione di ‘nipoti’ dovrebbe far riflettere sull’inconsistenza della ‘generazione dei padri’ e segnalare qualche piccolo segnale di risveglio da un torpore abbastanza preoccupante.

Se il Cirinnà non passa com’è, perdiamo tutti.

La questione è molto semplice. Il ddl Cirinnà è da tempo considerata una legge ‘al ribasso’, è vero: ma è il punto di partenza minimo da cui partire per iniziare il cammino verso l’uguaglianza totale. In questa legge – presente nel programma di Italia Bene Comune (2013) e apprezzata anche durante il congresso da Matteo Renzi stesso (la sua famosa «posizione timida») – la parte fondamentale non è tanto quella sulle unioni civili, ma quella relativa alla stepchild adoption: anche passassero le unioni civili, resterebbe il problema del figlio del partner, privo di diritti.

Delle due strade prospettate da Renzi oggi all’Assemblea Nazionale del Partito Democratico solo una è percorribile. E sarebbe anche quella più ‘da Renzi’ per come ci ha abituato. Ripresentare la legge in aula così com’è e sfidare il Movimento 5 Stelle al dibattito. Una prova di forza. Votiamoli tutti, gli emendamenti, e vediamo (a) chi si stanca prima e (b) chi sta veramente facendo il doppio gioco.

Cercare l’accordo di governo, stralciando la parte delle adozioni, sarebbe una sconfitta su tutta la linea. E qui non è questione di porre o meno la fiducia (è vero, il governo può tecnicamente metterla, ma mette a rischio l’equilibrio di maggioranza e sappiamo che non lo farà mai allo stato attuale delle cose), è questione proprio di perdere una battaglia fondamentale sui valori e su cosa vuol dire essere di ‘sinistra’ oggi.

Il Partito Democratico ha da tempo deciso da che parte stare su questo tema (vorrei ricordarvi che la famosa componente Cattodem che per molti è l’origine di tutti i mali conta uno sparuto numero di Senatori, che pesano perché incardinati in un Senato figlio della non-vittoria del 2013). Siamo in ritardo, è vero. Ma ci siamo. Se perdiamo questa sfida, perdiamo davvero tantissimo.

Give the people what they want: Matteo Renzi, very normal people

Matteo Renzi è un abilissimo comunicatore, lo sappiamo. Ci sono due modi per essere abili. Il primo, più difficile, è cercare di convincere una platea della tua visione del mondo facendo più fatica a seconda delle situazioni. La seconda, più semplice, e forse più fruttuosa nel breve periodo è «to give the people what they want». Steve Jobs diceva che le persone non sanno cosa vogliono fino a quando non lo vedono. Renzi, invece, pensa che le persone non solo vogliono cose ‘basilari’, ma le vogliono attraverso messaggi ‘basilari’ e meno disturbanti possibili. Del resto, l’attuale presidente del consiglio è un convinto sostenitore della negazione del conflitto sociale: la società non ha contraddizioni, non ha nodi da sciogliere, da analizzare, da risolvere. Ecco perché il messaggio può essere plasmato a seconda dell’audience a cui ti stai rivolgendo. La frase sul Family Day «Rispetto dove c’è popolo» non va letta come un’apertura verso la piazza del 30 gennaio e come un paletto al cammino del DDL Cirinnà – o meglio, non solo, perché ovviamente la frase più inquietante è un’altra: «Se non si trova la sintesi, si vota secondo coscienza» – ma va letta come messaggio ad uso e consumo degli ascoltatori di Rtl 102.5.

Rtl 102.5 è una radio che, da anni, porta avanti uno storytelling (scusate…) di ‘normalità’, ‘mediocrità’, di esaltazione aprioristica della ‘banalità’. La visione del mondo di Rtl 102.5 è fatta di pochi messaggi molto semplici. Un buon senso ‘mediamente conservatore’; i buoni sentimenti ‘non troppo pericolosi’; una armonizzazione attorno a un non meglio precisato ‘specifico italico’ per cui siamo sempre e comunque Un Grande Paese. Rtl 102.5 come radio della maggioranza silenziosa perfettamente sintetizzata dallo slogan che da anni porta avanti con pericolosissimo orgoglio: VERY NORMAL PEOPLE. Questo cosa vuole dire? Che il popolo di Rtl 102.5 è omofobo? Non necessariamente. Vuol dire che il popolo di Rtl 102.5 non vuole che ci siano ‘problemi’, ‘conflitti’, ‘tensioni’. Semplicemente: vuole che non gli si rompa le palle. Insomma, niente di nuovo. Per il resto, io domani in piazza a dire «Sì, lo voglio» ci sarò. Voi?

(pubblicato su Facebook)

I tecnici della sopravvivenza

La politica è vuota e impotente, e non è da poco che ce ne siamo accorti: paralisi della rappresentanza, congelamento della competizione tra idee progettuali, perdita di significanza delle promesse e dei programmi elettorali, ossessioni umanistiche, allergia per il pensiero non allineato; sopratutto, sguardo rivolto al passato, retrospettivo e ripartivo, e incapacità di guardare al futuro con uno sguardo prospettivo. Così, il governo si trasforma, degenerando in mera e affannosa ricerca di palliativi temporanei ai mali che corrompono le società, minandole dall’interno. I governanti si riducono a tecnici della sopravvivenza, ai quali manca la capacità di sollevare lo sguardo dall’immediato presente e gettarlo un poco più in là dalle continue “emergenze” che li assillano.

Gustavo Zagrebelsky, Moscacieca, Laterza 2015 (pp. IX-X)