Un patto tra le generazioni, a sinistra.

Poi vediamola come vogliamo, facciamo tutte le analisi del caso e ognuno prenda la sua parte. Però non possiamo sottovalutare che le ultime due personalità capaci di accendere sincero entusiasmo in una fetta di popolazione che da tempo guarda male la politica partitica – cioè i giovani under-25 e quelli che stanno per votare per la prima volta – sono stati Jeremy Corbyn (66 anni) e Bernie Sanders (74 anni). Questo ‘patrimonio’ risvegliato è un segnale che va oltre la sconfitta alle Primarie americane (che è ormai acclarata anche se una vittoria di Bernie Sanders sarebbe stata la più grande scossa sistemica allo status quo democratico dai tempi di FDR) e le preoccupazioni sul futuro del Labour in Gran Bretagna (nonostante i sondaggi non siano poi tanto male). Questo ‘patto’ tra due nonni e una generazione di ‘nipoti’ dovrebbe far riflettere sull’inconsistenza della ‘generazione dei padri’ e segnalare qualche piccolo segnale di risveglio da un torpore abbastanza preoccupante.

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Feel the Bern?

Va bene, siamo agli inizi. Va bene, sono due stati con pochi voti e con una conformazione dell’elettorato ben preciso. Va bene, la corsa è molto lunga e vedremo come andrà. Va bene, non succede ma se succede. Però vogliamo dirlo che la vittoria di Bernie Sanders alle primarie del New Hampshire – per oltre 20 punti, eh: non è un risultato casuale – rappresenta un significativo game change? Ora bisogna vedere cosa succederà negli altri stati (il New Hampshire è uno stato essenzialmente bianco e di sinistra: praticamente lo stato dei lettori di Repubblica), ma questo risultato suggerisce che certe tematiche – il lavoro e il ruolo della grande finanza, il welfare, il debito studentesco, i diritti civili e individuali – sono diventate sempre più importanti nell’agenda democratica. Si parlerà ancora meglio e in modo ancora più radicale di disuguaglianze, ci si concentrerà ancora di più sulle contraddizioni del sistema dopo la crisi economica del 2007. Si parlerà di ambiente e di futuro e costringe anche una moderata come Hillary Clinton a spostarsi a sinistra. Poi, certo, andrà come andrà e guardiamo anche cosa succede nella casa dei pazzi repubblicani, ma adesso il tavolo è cambiato. A me sembra una grandissima vittoria culturale e politica.

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